ATTIVITA'

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce a Bakchias (Fayyum - Egitto)


La Campagna 1993

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e Lecce, diretta da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università di Lecce), ha svolto la Prima Campagna di scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum), l'antica Bakchias, dal 2 al 21 ottobre 1993.

Nel corso della Prima Campagna di scavo si è deciso di procedere ad uno scavo sistematico del centro urbano iniziando da una zona situata al limite nord-est del Kom e che sembrava far capo ad una delle vie d'accesso. Di questa prima spedizione facevano parte oltre ai direttori S. Pernigotti e M. Capasso, la prof. Patrizia Piacentini, i dott. Dario Giorgetti e Paola Davoli dell'Università Bologna, il prof. Fulvio De Salvia e Mario Vantaggiato dell'Università Lecce. L'Egyptian Antiquities Organization è stata rappresentata dall'Ispettore Khaled Mohammed Ibrahim del Museo Greco-Romano di Alessandria.

Lo scavo ha posto in luce un complesso di quattro edifici situati attorno ad una piazza. La prima struttura muraria si rivelò composta di vari ambienti, alcuni dei quali aggiunti in un'epoca più recente. Fra questi ultimi è stata riconosciuta una piccola cucina che conservava ancora il pavimento in terra battuta e tracce evidenti di un focolare con resti di ossi animali (mammiferi e pesci) e frammenti di ceramica da cucina.

Contigua al settore più antico di questo edificio, ma coeva alla seconda fase di occupazione, è l'altra struttura indagata. Ne è stata posta in luce la base dei muri perimetrali, anch'essi in mattone crudo come tutta l'edilizia fino ad ora nota di questa città, e della pavimentazione. La posizione e la particolare forma di tale edificio, che si pone trasversalmente a chiudere un avvallamento tra le dune, hanno suggerito un suo possibile uso come posto di controllo all'ingresso di Bakchias. La struttura era infatti provvista di due ampie porte situate una di fronte all'altra: di quella più esterna si è conservata la guida di scorrimento di un grosso chiavistello che, scorrendo orizzontalmente, avrebbe consentito la sua chiusura, mentre quella interna conserva ancora la pavimentazione in terra battuta mista a ghiaia che digrada lentamente immettendo nella piazza.

L'interpretazione della funzione di questo edificio come porta o passaggio controllato che dava accesso alla città è anche confortata dalla documentazione papiracea da Bakchias che nomina una porta della città sulla via che conduceva a Menfi e dove veniva effettuato il pagamento di certe imposte sulle merci. La sua collocazione a nord-est del Kom corrisponde perfettamente alla direzione che doveva avere la strada che conduceva a Menfi, il cui prolungamento verso l'interno della città corrisponde ad un avvallamento fra le dune e gli edifici che conduce al tempio principale.

A sud della piazza si trova la terza struttura indagata. Si tratta di una costruzione parzialmente conservata per una altezza di circa 3 metri, composta di cinque ambienti. Tracce di scale interne ed esterne hanno consentito di interpretarla come una casa-torre usata come abitazione o come posto di controllo collegato alla porta cittadina che si trovava nei pressi. Essa doveva essere dunque su più piani, di cui non resta traccia nemmeno dei crolli avvenuti, essendo stata l'intera struttura solo parzialmente protetta dalla sabbia ed esposta alle intemperie e all'azione dell'uomo. La mancanza di suppellettili al suo interno rende incerta la destinazione dell'edificio.

Sul lato ovest dell'edificio precedente è stato messo in luce un piccolo cortile, probabilmente utilizzato dagli abitanti della stessa casa-torre, in cui è stata rinvenuta una grossa giara in terracotta di un metro di diametro infissa nella pavimentazione in terra battuta. Essa doveva servire come deposito per cereali, secondo un uso comunemente attestato in tutto l'Egitto.

Lo scavo è poi proseguito iniziando l'indagine di un Kom che chiude la piazza sul lato ovest. L'edificio portato alla luce si presenta suddiviso su tre terrazze e sembra essere stato costruito a ridosso di una collinetta di sabbia. Al centro della seconda terrazza sono state rinvenute lastre di pietra calcarea disposte in un muro in modo da costituire la parte inferiore forse di una nicchia. Sebbene non siano stati trovati oggetti tali da consentire una interpretazione definitiva della funzione dell'edificio (anch'esso infatti si trova in uno strato superficiale ed è dunque mal conservato), potrebbe non essere inverosimile l'ipotesi che si tratti di un luogo di culto.

Nel corso di questa prima campagna è stato inoltre impostato il rilievo topografico dell'intero sito archeologico, che sarà via via completato nel corso degli anni. Dal punto di vista topografico infatti la città di Bakchias è completamente inedita. Questa prima parte del lavoro è stata dedicata al "trasporto" della quota fissata sul livello del mare dal centro abitato moderno all'area dello scavo. Più in generale poi si è proceduto a quotare i rilievi maggiori e a tracciare alcune curve di livello dell'intero Kom. In tale griglia generale sono quindi stati posizionati il tempio maggiore e l'area dello scavo 1993.

La missione ha inoltre provveduto alla costruzione di un ampio magazzino nei pressi del Kom, destinato a custodire i materiali archeologici provenienti dallo scavo di Bakchias. Fra gli scopi che si prefigge la missione archeologica vi è quello di studiare i papiri e i materiali archeologici ritrovati in questa località in anni passati. Tale ricerca ha preso inizio dal Museo del Cairo che si è rivelato conservare solo una ventina di papiri e uno specchio in bronzo argentato. I materiali sono stati tutti fotografati e schedati al fine di procedere ad uno studio scientifico complessivo delle testimonianze archeologiche e papiracee.

Per il momento ogni altra ricerca, estesa anche ai musei europei, dei materiali ritrovati nel corso degli scavi Grenfell non ha dato esito.


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