Nel
corso della Prima Campagna di scavo si è deciso di procedere ad uno scavo
sistematico del centro urbano iniziando da una zona situata al limite nord-est
del Kom e che sembrava far capo ad una delle vie d'accesso. Di questa prima
spedizione facevano parte oltre ai direttori S. Pernigotti e M. Capasso, la
prof. Patrizia Piacentini, i dott. Dario Giorgetti e Paola Davoli dell'Università
Bologna, il prof. Fulvio De Salvia e Mario Vantaggiato dell'Università
Lecce. L'Egyptian Antiquities Organization è stata rappresentata dall'Ispettore
Khaled Mohammed Ibrahim del Museo Greco-Romano di Alessandria.
L'interpretazione
della funzione di questo edificio come porta o passaggio controllato che dava
accesso alla città è anche confortata dalla documentazione papiracea
da Bakchias che nomina una porta della città sulla via che conduceva
a Menfi e dove veniva effettuato il pagamento di certe imposte sulle merci.
La sua collocazione a nord-est del Kom corrisponde perfettamente alla direzione
che doveva avere la strada che conduceva a Menfi, il cui prolungamento verso
l'interno della città corrisponde ad un avvallamento fra le dune e gli
edifici che conduce al tempio principale.
A
sud della piazza si trova la terza struttura indagata. Si tratta di una costruzione
parzialmente conservata per una altezza di circa 3 metri, composta di cinque
ambienti. Tracce di scale interne ed esterne hanno consentito di interpretarla
come una casa-torre usata come abitazione o come posto di controllo collegato
alla porta cittadina che si trovava nei pressi. Essa doveva essere dunque su
più piani, di cui non resta traccia nemmeno dei crolli avvenuti, essendo
stata l'intera struttura solo parzialmente protetta dalla sabbia ed esposta
alle intemperie e all'azione dell'uomo. La mancanza di suppellettili al suo
interno rende incerta la destinazione dell'edificio.
Sul
lato ovest dell'edificio precedente è stato messo in luce un piccolo
cortile, probabilmente utilizzato dagli abitanti della stessa casa-torre, in
cui è stata rinvenuta una grossa giara in terracotta di un metro di diametro
infissa nella pavimentazione in terra battuta. Essa doveva servire come deposito
per cereali, secondo un uso comunemente attestato in tutto l'Egitto.
L'edificio
portato alla luce si presenta suddiviso su tre terrazze e sembra essere stato
costruito a ridosso di una collinetta di sabbia. Al centro della seconda terrazza
sono state rinvenute lastre di pietra calcarea disposte in un muro in modo da
costituire la parte inferiore forse di una nicchia. Sebbene non siano stati
trovati oggetti tali da consentire una interpretazione definitiva della funzione
dell'edificio (anch'esso infatti si trova in uno strato superficiale ed è
dunque mal conservato), potrebbe non essere inverosimile l'ipotesi che si tratti
di un luogo di culto. | Back |