ATTIVITA'

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce a Bakchias (Fayyum - Egitto)


La Campagna 1994

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e Lecce, diretta da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università di Lecce), ha svolto la Seconda Campagna di scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum), l'antica Bakchias, dall'1 al 23 ottobre 1994.

Della Missione facevano parte oltre ai due direttori la prof. Patrizia Piacentini e le dott. Paola Davoli, Matilde Borla dell'Università di Bologna, il prof. Fulvio De Salvia, le dott. Flavia Ippolito, Livia Manganaro e Mario Vantaggiato dell'Università di Lecce. Una équipe di topografi diretta da Giorgio Folloni, direttore dell'Istituto di Topografia dell'Università di Bologna, ha proseguito il rilievo topografico del sito.

Anche quest'anno l'Egyptian Antiquities Organization è stata rappresentata dall'Ispettore Khaled Mohammed Ibrahim del Museo Greco-Romano di Alessandria. Durante la Seconda Campagna di scavo si è continuata l'esplorazione del Kom ad ovest della piazza posta in luce nel corso della campagna precedente. Lo scavo è ripreso sul lato sud-occidentale dell'edificio di culto a cielo aperto posto in luce l'anno scorso.

E' stata rinvenuta un'imponente costruzione destinata ad abitazione privata e conservata per un alzato di oltre 3 metri. Il piano superiore dell'edificio o la terrazza che doveva costituirne la copertura sono completamente scomparsi, in parte a causa dell'erosione dovuta agli agenti atmosferici, in parte a causa dell'azione di scavatori clandestini che tuttavia non sono giunti in profondità.

La casa è suddivisa al suo interno in sei stanze con porte di comunicazione tra l'una e l'altra perfettamente conservate, nicchie nelle pareti e una scala d'accesso con relativo sottoscala. La scala, in mattone crudo come tutto l'edificio, si è conservata per un'altezza di un piano e presenta tre pianerottoli.
In tutti gli ambienti si è conservata la pavimentazione che si è rivelata diversa a seconda delle stanze: sotto ad una di esse sono stati ritrovati elementi appartenenti probabilmente ad una prima fase abitativa della casa: un muretto in crudo che racchiudeva due giare probabilmente per il contenimento di cereali.

Altre due giare analoghe sono state rinvenute infisse nel pavimento di un'altra stanza, in cui sono stati trovati numerosi pesi da telaio e un nucleo di oggetti di particolare valore e interesse riconducibili alla sfera femminile. Fra gli oggetti ritrovati si elencano una decina di amuleti in faïence raffiguranti gli dei Bes, Thueris, un occhio ugiat, uno scarabeo con iscrizione geroglifica databile all'VIII secolo a.C., un unicum per importanza storica in un sito greco-romano del Fayyum, due cipree e vari elementi per collana alcuni dei quali in cornalina.

Dalla stessa stanza provengono numerose monete in bronzo, la cui forte ossidazione non ne ha consentito per ora la lettura, un frammento di freccia e un manico di sistro anch'essi in bronzo. Quest'ultimo presenta una decorazione in puro stile faraonico tardo, con volto bifronte della dea Hathor affiancato da due urei e un piccolo gatto seduto sulla base dello strumento musicale vero e proprio.

Ancor più degno di nota è il ritrovamento di una ampolla figurata (cm 18 x 13) in ceramica grigia in perfetto stato di conservazione. I1 vaso, di età ellenistica, è stato fabbricato con uno stampo bivalve; sulle due facce vi sono due diverse scene a contenuto erotico in forte rilievo. I1 tipo di modellato e la decorazione fanno ritenere si tratti di un'ampolla imitante in metallo. Dalla stessa casa provengono inoltre numerosi vasi in ceramica integri, lucerne a serbatoio, frammenti di statuette fittili, due ostraca con iscrizione demotica databili al I sec. a. C., frammenti ceramici con lettere greche graffite e una decina di strumenti in osso interpretati come plettri per arpa. Da segnalare anche il rinvenimento di una grande quantità di ceramica da cucina con numerosi vasi integri.

Ad un primo esame sembra che la fase abitativa più antica della casa possa collocarsi fra la fine del II e il I sec. a.C. Appoggiato al lato esterno nord del muro perimetrale, nello stretto vicolo che separava due diversi edifici, è stato rinvenuto in buono stato di conservazione un focolare destinato probabilmente a servire come cucina per gli abitanti della casa.

Lo scavo è stato esteso ulteriormente oltre il lato sud della casa, rivelando la presenza di una verosimile ampia massicciata di contenimento in mattoni crudi. Essa è stata probabilmente messa in opera per contenere una duna di sabbia, per evitare che franasse sugli edifici e la strada sottostante.

Al di là della così detta massicciata si trovavano altri edifici, probabilmente piccole abitazioni, due delle quali sono state riportate interamente alla luce fino al livello dell'antica strada. Esse sono di assai modesta fattura, le pareti sono sottili e le dimensioni molto ridotte. Una stanza della prima abitazione conserva per parte dell'alzato un intonaco bianco. Presso tali edifici sono state individuate anche altre strutture la cui indagine sarà effettuata nel corso delle future campagne.

Da quest'anno è stata iniziata la schedatura sistematica computerizzata di tutti gli oggetti ritrovati nel corso dello scavo e in particolare è stato impostato lo studio del vasellame ceramico. Si è rilevata la presenza di recipienti di importazione dal mondo romano oltre alla classica produzione egiziana di vasellame da mensa e da cucina prodotto al tornio sia con argilla nilotica sia con argilla calcarea.

L'équipe guidata da Giorgio Folloni ha provveduto alla prosecuzione del rilievo topografico dell'intero sito urbano di Bakchias che, ad un'accurata misurazione, si è rivelato essere molto più esteso di quanto valutato precedentemente. È stato continuato il rilievo delle curve di livello e di alcuni edifici (una trentina circa) emergenti dalla sabbia. Si è dato inizio inoltre ad un'ampia ricognizione di superficie divisa per quartieri al fine di schedare ogni singolo edificio o struttura muraria emergente. Tale schedatura, che sarà completata nel corso delle future campagne di scavo, comprende una descrizione delle strutture, le sue misure, le loro posizioni topografiche e una serie completa di fotografie. Con questo lavoro si intende innanzitutto documentare lo stato attuale di conservazione di edifici che, seppure lentamente, stanno scomparendo a causa degli agenti atmosferici e soprattutto dell'aumento delle piogge verificatosi in anni recenti.

La prima ricognizione ha portato a termine il rilievo dell'intero quartiere a nord-ovest del tempio maggiore e ha consentito di individuare un secondo tempio, di minori dimensioni rispetto a quello già noto e non lontano da esso. La sua presenza all'interno della città era già attestata dal ricordato archivio di papiri ritrovato nel corso di scavi clandestini effettuati verosimilmente intorno agli anni `30, ma la sua posizione era del tutto ignota. I testi fanno riferimento ad un tempio dedicato al dio coccodrillo Soknobraisis, cui afferivano sacerdoti diversi da quelli di Sokanobkonneus. Al termine della campagna di scavo si è proceduto alla protezione degli edifici portati alla luce provvedendo ad un efficace sistema di copertura in legno.


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