ATTIVITA'

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce a Bakchias (Fayyum - Egitto)


La Campagna 1995

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e Lecce, diretta da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università di Lecce), ha svolto la Terza Campagna di scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum), l'antica Bakchias, dal 1 al 28 ottobre 1995.

Oltre ai direttori, ai lavori hanno preso parte anche Paola Davoli (Direttrice dello scavo), Adriana Bandiera, Corrado Basile, Matilde Borla, Paolo Campagnoli, Fulvio De Salvia e Flavia Ippolito. Quest'anno il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall'Ispettore Ahmed Abd el-Aal Mohammed che ha dato un contributo notevole ai lavori della missione.
La missione si è avvalsa dell'importante sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri.

La missione si proponeva quest'anno i seguenti scopi:
1. Lo scavo del cosiddetto kom est al fine di comprendere quale fosse la struttura urbanistica del quartiere nord-orientale della città già parzialmente indagato nel corso delle prime due Campagne;

2. Continuare e concludere lo studio della struttura VIII posta in luce lo scorso anno;

3. Chiarire i rapporti tra gli edifici del kom ovest con la struttura identificata come una delle porte di accesso alla città.
Del kom est è stata indagata un'area di circa 1200 metri quadrati. Sono stati portati alla luce numerosi edifici in mattoni crudi pertinenti ad un'insula delimitata a nord e ad ovest da un muro perimetrale e conservato a nord per una lunghezza di circa 60 metri. Tre degli edifici indagati, il XVII, XVIII e il XXV, si appoggiano a tale muro. Tra di essi sono state individuate due ampie aree adibite a cortile (strutture XXIII e XXIV) separate da un muro. All'interno di una di esse (struttura XXIII) è stato rinvenuto un grande forno per la cottura del cibo.

In quest'area particolarmente interessante si è rivelata la struttura XXV, un'ampio edificio di metri 15 x 10 di cui non si è conservato l'alzato, ma solo la parte sotteranea. Essa si articola in quindici ambienti di cui alcuni certamente adibiti a cantina e di cui si conserva parzialmente la copertura a volta. Tali vani sotterranei presentano una grande varietà di soluzioni costruttive che arricchiscono la tipologia delle tecniche edilizie fino ad ora nota a Bakchias. Si trattava comunque di un edificio adibito ad abitazione privata di una certa importanza, di età romana, che rivela anche successivi ampliamenti.

Più complessa appare la lettura della struttura XVIII a causa del suo cattivo stato di conservazione e per i continui rimaneggiamenti di cui fu oggetto in antico. Si riconoscono diverse fasi abitative con probabile mutamento d'uso nel corso del tempo. La struttura XVIII, adiacente alla precedente, è in un migliore stato di conservazione. Anche qui come nella struttura XXV sono state individuate due cantine in perfetto stato di conservazione.

A sud delle struttura XVII si trovano i resti di un edificio quasi completamente distrutto (struttura XVI) e di cui perciò non è possibile dare alcuna interpretazione.

Ancora più a sud è l'edificio XV anch'esso conservatosi solo al di sotto del pavimento: si individuano sette cantine in discreto stato di conservazione e strutture pertinenti alle fondazioni.

Proseguendo verso sud sono stati portati alla luce due piccoli cortili con due forni in buono stato di conservazione e un edificio parzialmente conservato, non in asse rispetto ai precedenti, probabilmente una piccola abitazione privata.

Uno dei risultati più interessanti dello scavo in questa zona è stata l'individuazione di una fase abitativa precedente, forse di età tolemaica, testimoniata da alcuni muri con andamento diverso rispetto a quelli di superficie.

E' stata rinvenuta una grande quantità di ceramica di uso quotidiano di età romana, che arricchisce di molto le nostre conoscenze sulle tipologie presenti a Bakchias. Inoltre sono stati portati alla luce numerosi esemplari di amuleti, monete in bronzo e strumenti per la tessitura.

Lo scavo di quest'area ci ha permesso di giungere intanto alle seguenti conclusioni:

1. Conferma dell'esistenza in età romana di una Bakchias "alta" che insisteva su precedenti edifici di età tolemaica.

2. Conferma della presenza in una zona periferica della città di case relativamente "ricche" come testimoniano l'imponenza delle strutture e il pregio degli oggetti rinvenuti.
Si è quindi passati a realizzare la seconda parte del nostro programma, concludendo lo scavo nell'edificio VIII. Le tre cantine individuate nel corso della precedente Campagna sono state scavate completamente e altre sono state individuate e svuotate. Lo studio stratigrafico completo dell'edificio ha dimostrato che la struttura VIII è stata costruita su una precedente abitazione di età tolemaica, come testimoniano varie monete ritrovate in strati sigillati.

Nella fase finale del nostro lavoro abbiamo chiarito le connessioni tra la porta d'ingresso e il kom ovest raggiungendo i seguenti risultati: nella sua parte più settentrionale il kom ovest è un'antica duna sostenuta ad est da un muro di contenimento mentre la porta si apriva in un muro, parte del quale è stato ritrovato, che chiudeva l'accesso alla città verso ovest.


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