La Quarta
Campagna di scavo della Missione Congiunta delle Università di Bologna
e di Lecce nel sito di Kom Umm el-Atl si è svolta dall'1 al 28 ottobre
1996, sotto la direzione di Sergio Pernigotti (Università di Bologna)
e di Mario Capasso (Università di Lecce).
Ai lavori sul campo hanno inoltre partecipato la dr Paola Davoli, che ha diretto
lo scavo, le dr Adriana Bandiera, Flavia Ippolito, Nicoletta Vullo, il dr Marco
Zecchi e il dr Gunter Holbl del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Hanno partecipato
alla Missione anche il dr Gabriele Bitelli e Luca Vittuari del DISTART della
Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna. Anche quest'anno
il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall'ispettore
Ahmed Abd el-Aal Mohammed.
Le prime tre Campagne di scavo hanno riguardato il settore settentrionale della
nostra concessione: esse hanno avuto lo scopo di fissare alcuni punti di riferimento,
dal punto di vista archeologico, nella grande area sulla quale si trovava l'abitato
di Bakchias e di iniziare l'esplorazione del suo tessuto urbano, in uno studio
comparato con quanto è noto degli altri centri del Fayyum di età tolemaica e
romana. I risultati raggiunti si sono rivelati così soddisfacenti che si è pensato
di spostare, a partire dalla Quarta Campagna, il nostro lavoro nella zona monumentale
della città antica, quella nella quale sorgono il tempio principale di Bakchias,
dedicato al dio Soknobkonneus, già identificato e parzialmente indagato dalla
Missione britannica del 1896 di Grenfell, Hunt e Hogarth, e un secondo tempio,
più piccolo e verosimilmente legato all'altro dio coccodrillo del luogo, Soknobraisis,
noto dai papiri e da noi identificato nel corso della Seconda Campagna.
Questa scelta ci è stata suggerita da diverse considerazioni. Vi era, in primo
luogo, la nostra volontà di acquisire una più precisa conoscenza del modo con
cui il tempio si inseriva nel tessuto urbano della città antica. Dall'esame
di superficie e dal rilievo topografico finora realizzato nel corso dei nostri
lavori non era stato possibile ricavare alcun elemento in proposito: il grande
massiccio in mattoni crudi, misurante circa m 41 x 26 x 10, che secondo ogni
apparenza costituiva la base su cui il tempio sorgeva, elevato di circa 8 metri
sul piano stradale antico, escludeva che il tempio fosse inserito nel tessuto
urbano per mezzo di un dromos, come è normale in altre città del Fayyum,
come Tebtynis, Narmouthis, Dionysias e Soknopaiou Nesos, solo per citare gli
esempi più importanti, senza però che questo chiarisse in quale modo il problema
fosse stato risolto. L'ipotesi che il raccordo fosse stato realizzato per mezzo
di una scala o di una rampa, per quanto verosimile, richiede di essere verificata
sul campo.
Non c'è dubbio che il tempio principale di Bakchias presenta delle anomalie,
dal punto di vista architettonico, che meritavano di venire chiarite. Anzitutto,
non è affatto normale che in Egitto un tempio venga costruito su un'alta base
in mattoni crudi sì che esso poi in definitiva domini sul piano della città
come se fosse posto su una sorta di acropoli artificiale. Era necessario verificare
se questa scelta derivasse da necessità imposte dalla natura del suolo, ad esempio,
o da altre circostanze di carattere cultuale, come la volontà di creare, sotto
al tempio, delle cripte artificiali, non ricavabili, per una qualche ragione,
dallo scavo del sottosuolo. Anche la planimetria del tempio, che conosciamo
solo attraverso un sommario disegno pubblicato da Grenfell, Hunt e Hogarth,
meritava di essere verificata nei particolari e lo scavo completato,sia sul
piano orizzontale (la stanza designata come O dai nostri predecssori non era
stata scavata) sia su quello verticale, non documentato dalla Missione britannica.
A
queste si sono aggiunte altre considerazioni, prima fra tutte la volontà di
tutelare attraverso lo studio scientifico e opportuni interventi di protezione
il complesso e delicato edificio in mattoni crudi su cui sorge il tempio e che
per dimensioni e struttura non ha altri esempi nel Fayyum. Non ci pareva infatti
opportuno continuare lo scavo di altri quartieri della città assistendo, senza
intervenire, al progressivo degrado di quello che è il suo più importante monumento
del culto, rimasto fino ad oggi praticamentre inedito.
Questa prima Campagna di scavo dedicata al tempio e alla zona antistante ad
esso ha preso le mosse dalla cella e dagli ambienti connessi. Ciò ha permesso
di portare alla luce le strutture già parzialmente esplorate da Grenfell e i
suoi collaboratori, che erano state nuovamente ricoperte dalla sabbia, e di
studiare le connessioni esistenti tra le diverse parti dell'area più interna
dell'edificio. Di conseguenza si è potuto disegnare una planimetria dell'area
scavata, che comprende tutto il settore Nord e la parte di quello Sud che si
trova immediatamente adiacente alla cella, molto più precisa di quella che era
stata pubblicata dalla Missione britannica. Tra le novità più importanti è da
segnalare la scoperta, nella parete di fondo della cella, dell'intonaco originario
e di numerosi elementi architettonici in pietra. Lo scavo si è quindi esteso
a tutaa la parte Nord del tempio che è stata interamente riportata alla luce
e ha raggiunto in tutte le stanze il livello dei pavimenti, spesso in buono
stato di conservazione.
Numerosi e importanti i ritrovamenti all'interno dell'edificio: tra di essi
meritano di essere menzionati un pannello ligneo che conserva a rilievo la figura
forse del dio Osiris, alcune decine di frammenti di papiri greci, un frammento
di papiro demotico, una decina di ostraka greci e due ostraka
demotici. Di particolare interesse è una ricca serie di cretulae e di tappi
d'anfora che conservano impronte di sigilli in scrittura geroglifica, in greco
e con raffigurazioni di vario genere, provenienti con ogni evidenza da uno o
più magazzini del tempio. Lo scavo si è quindi esteso alla parte immediatamente
anteriore all'edificio, ancora limitatamente alla sua metà settentrionale. E'
stato portato alla luce quello che resta del pilone Nord che era del tutto ricoperto
dalla grande duna che si estende per un tratto notevole davanti all'ingresso.
In questa zona sono stati rinvenuti i resti di una struttura in pietra che fronteggiava
l'ingresso e che può interpretarsi come pertinente a una porta monumentale o
al pronaos, e numerosi altri imponenti elementi litici connessi con il
portale del tempio. Nell'area si è conservata inoltre una complessa stratigrafia
con cinque piani di calpestio sovrapposti.
I
materiali recuperati in tale area appaiono fin da ora di fondamentale importanza
per la storia di Bakchias. Anzitutto sono venute alla luce alcune decine di
papiri greci che si aggiungono ai frammenti e agli ostraka trovati all'interno,
e che arricchiscono in maniera considerevole la documentazione papiracea finora
nota come proveniente da Kom Umm el-Atl. La sorpresa più grande è stato però
il rinvenimento di un blocco in calcare che conserva la parte inferiore di una
figura di sovrano e l'inizio di un decreto tolemaico in scrittura geroglifica
su due righe, datato all'anno III, secondo mese della stagione di peret,
giorno 9 di un sovrano il cui nome è andato perduto. Va messo in evidenza che
questa è la prima iscrizione geroglifica che in assoluto sia stata trovata a
Bakchias. Ad essa se ne sono aggiunte in seguito altre, su numerosi frammenti
di un pilastrino in quarzite scritto su tre facce e su un frammento di legno,
forse parte dello stesso naos al quale apparteneva il pannello con figura
divina di cui sopra s'è detto, tutte relative a sovrani il cui nome però non
si è conservato. Infine, ancora nell'area antistante all'ingresso del tempio,
è stata trovata una splendida testina in pasta vitrea, destinata ad essere incastonata
nel legno, che raffigura probabilmente Tolemeo II Filadelfo.
Questo insieme di ritrovamenti, a cui molti sono da aggiungere e che saranno
pubblicati a parte, ha di molto arricchito le nostre conoscenze su Bakchias
che ci appare, mano a mano che il nostro lavoro prosegue nel tempo, sempre meno
come "a village of mud-roofed brick dwellings, without architectural adornment
or pretension, out of which rose a single massive brick temple, oblong, mud-roofed,
and equally devoid of external adornment".
Contemporaneamente al lavoro che veniva svolto nel tempio, i topografi della
Missione, Gabriele Bitelli e Luca Vittuari, hanno ripreso e proseguito il lavoro
che era iniziato nella Seconda Campagna e poi interrotto per la scomparsa del
compianto collega Giorgio Folloni, realizzando tra l'altro l'inserimento del
rilievo di Bakchias nella cartografia nazionale per mezzo di ricettori satellitari.
Sono state infine sperimentate nuove tecniche di acquisizione di immagini mediante
videocamera e con camera fotografica per successive elaborazioni nel campo della
realtà virtuale.
Infine, al termine dei suoi lavori, la Missione ha provveduto all'installazione
di una copertura provvisoria delle delicate strutture riportate alla luce.
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