ATTIVITA'

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce a Bakchias (Fayyum - Egitto)


La Campagna 1998

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e Lecce, diretta da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università di Lecce), ha svolto la Sesta Campagna di scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum), l'antica Bakchias, dal 1 al 31 ottobre 1998.

Della Missione hanno fatto parte anche Paola Davoli (Direttrice dello scavo), Francesca Chillemi, Susi D'Amato, Barbara Faenza, Flavia Ippolito, Annalisa Malaguti, Cristian Tassinari. Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall'Ispettore Tarek Mahmud Ahmed.

Nel corso della Campagna si è proseguito lo scavo del tempio principale della città, nell'area antistante al pilone Sud, che non era mai stata fatta oggetto di scavi precedenti. E' stata portata alla luce una situazione stratigrafica molto complessa caratterizzata da numerose strutture murarie pertinenti a diverse fasi di uso dell'area, di non facile interpretazione. Alcune di esse, in mattoni crudi, appartengono probabilmente ad edifici annessi al tempio e databili forse all'epoca tolemaica. Ha avuto inizio anche lo scavo degli edifici di servizio situati a Sud e ad Est del tempio, identificabili come magazzini e abitazioni dei sacerdoti.

La struttura più importante portata alla luce è un imponente edificio in pietra, il primo fino ad ora rinvenuto a Bakchias, di metri 7,80 X 5, che si trova a Sud dello spigolo meridionale del tempio. Conservato solo nella sua parte inferiore per un'altezza di metri 2,15 circa può essere interpretato come un edificio di culto connesso con il tempio principale. La planimetria, che può essere ricostruita con sicurezza nel suo perimetro esterno, permette di rilevare la presenza di tre vani in forma di L, interpretabili come piccoli ambienti sotterranei destinati forse come deposito di arredi sacri. Allo stato attuale non è ancora noto a quale divinità questo tempio fosse dedicato.

Nella fase finale della Campagna di scavo è stata rinvenuta una seconda struttura in pietra simile alla precedente anche nelle dimensioni, ma in peggiore stato di conservazione, situata ad Ovest della prima. Si tratta probabilmente di un altro edificio di culto, ma è per ora prematuro pronunciarsi sui rapporti con il precedente a cui comunque appare collegato. Tra i due edifici è stata inoltre trovata la base di un grande altare in pietra.

Di fronte all'entrata del tempio principale è stata portata alla luce una terza struttura litica, di cui rimane solo la prima assise di blocchi e della quale non è possibile per ora dare alcuna interpretazione, ma che potrebbe trovare un parallelo nel primo portale d'accesso del tempio Nord di Karanis: esso forse risale all'epoca romana.

Sono proseguiti gli scavi anche all'interno del tempio principale, nelle stanze P e N allo scopo di chiarire alcuni particolari della struttura dell'edificio.

Tra i materiali rinvenuti, oltre ad una grande quantità di ceramica e di monete tolemaiche e romane, sono da segnalare gli ostraka greci, demotici e figurati. Particolarmente importante appare il ritrovamento di una base di statuetta in scisto verde recante un'iscrizione geroglifica con dedica ad Osiris, di una statuetta in terracotta di epoca greco-romana raffigurante la parte anteriore di una sfinge col volto di Amenemhat III, riconoscibile per gli inconfondibili tratti somatici, e del frammento di una statua in basalto in puro stile egiziano pertinente probabilmente ad una statua regale.

Sono continuati i rilievi del tempio ed è stata completata la documentazione grafica della Casa VIII scavata nelle precedenti Campagne, in vista della pubblicazione del rapporto definitivo.

Alla fine dei lavori la Missione ha provveduto ad assicurare una migliore protezione alla Casa VIII e del tempio: è stata completamente sostituita la copertura di legno precedentemente messa in opera.



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