ATTIVITA'
La
Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce
a Bakchias (Fayyum - Egitto)
La
Campagna 2000
La
Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e Lecce, diretta
da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università
di Lecce), ha svolto la Ottava Campagna di scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum),
l'antica Bakchias, dal 9 ottobre al 10 novembre 2000.
Della Missione hanno fatto parte anche Paola Davoli (Direttrice dello scavo),
Annalisa Besso, Gabriele Bitelli, Antonella Cazzato, Mirna Cola, Enrico Giorgi,
Federica Grilli, Flavia Ippolito, Marco Mengoli, Natascia Pellé, Luca Vittuari.
Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dal Direttore delle
antichità del Nord del Fayyum Ahmed Abd el Aal Mohammed, che ha dato un contributo
notevole ai lavori della Missione, che esprime il suo più vivo ringraziamento
anche al Direttore delle Antichità di Beni Suef Mustafa el-Zohery, al Direttore
delle Antichità del Fayyum Aly el-Bazidy e al Capo della Polizia del Fayyum
Mohammed Anwar per averne agevolato con grande disponibilità i lavori.
Nel corso della Campagna si è proseguito lo scavo dell'area antistante al
tempio principale della città, la cui indagine era già iniziata nel 1996.
In
questo settore sono state riportate alla luce le fondazioni di un grande tempio
in pietra, il cui scavo era iniziato nella precedente Campagna, e che si è
andato rivelando in tutta la sua imponenza e complessità. Del tutto sorprendente
la presenza di questo nuovo santuario all'interno dell'area templare di Bakchias,
dal momento che finora si pensava che essa fosse caratterizzata dal solo tempio
in mattoni crudi dedicato al dio Soknobkonneus e scavato nel 1896 da B.P.
Grenfell, A.S. Hunt e D.G. Hogarth.
Il rinvenimento di elementi architettonici significativi, come un architrave
con gola egizia e disco solare incompiuto, assicura ormai definitivamente
che si tratta di un tempio e non di edifici di servizio annessi al santuario
in mattoni crudi. Il pilone ritrovato nel corso della Campagna del 1998 costituisce
l'ingresso del nuovo tempio che si sviluppa da Nord a Sud. Lo scavo è proseguito
verso Nord portando alla luce nuove strutture murarie, tra cui le basi di
quattro pilastri, tutti in blocchi di arenaria. I lavori non hanno ancora
raggiunto la cella o le celle che concludevano l'edificio di culto e che si
spera di poter portare alla luce nel corso della prossima Campagna di scavo.
Al momento attuale non è possibile dire a quale divinità fosse dedicato il
santuario, che potrebbe essere stato costruito tra il I e il II secolo d.C..
Tra gli oggetti rinvenuti sono da segnalare, oltre ai numerosi elementi architettonici
in pietra, ostraka in greco, in demotico e in ieratico; particolarmente
interessante un ostrakon in scrittura geroglifica corsiva. Segnaliamo
inoltre una testa di sfinge in arenaria e altri frammenti di statuaria in
pietra.
Quest'anno è continuato il rilievo topografico del sito a cura del prof. Gabriele
Bitelli e del dr Luca Vittuari del Dipartimento di Ingegneria delle Strutture,
dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento, del Territorio della Facoltà
di Ingegneria dell'Università di Bologna nell'ambito di un programma di collaborazione
della stessa Facoltà iniziato nella Seconda Campagna di scavo (1994).
Sono state utilizzate nuove tecnologie per la prima volta applicate all'archeologia,
come l'impiego di un treno di cinque aquiloni per il sollevamento di una macchina
fotografica metrica (Leica) per rilievo topografico dall'alto.
Il dr Enrico Giorgi, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna,
ha proseguito il rilievo a terra impiegando una "Stazione Totale".
La dr Flavia Ippolito ha curato la schedatura dei materiali e il disegno dei
reperti in ceramica.
Grazie all'attiva collaborazione del Supreme Council of Antiquities è proseguito
quest'anno il restauro degli edifici dell'area templare al fine di preservare
le fragili strutture in mattoni crudi e quelle in pietra recentemente portate
alla luce.
L'équipe dei restauratori è stata coordinata dal dr Qorany Mohammed Farhat,
direttore dell'Ufficio Restauro del Supreme Council of Antiquities di Beni
Suef, con la supervisione dei direttori della Missione.