La
Campagna 2003
La
Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e Lecce diretta
da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università
di Lecce) ha svolto la Undicesima Campagna di scavo a Kom Umm el-Atl (Fayyum),
l'antica Bakchias, dal 30 settembre al 30 ottobre 2003.
Della Missione hanno fatto parte anche Paola Davoli (Direttrice dello scavo), Ashraf Zein el-Abidin el-Senussi (disegnatore), Paola Buzi (assistente di scavo), Angela Cervi (schedatrice), Serena Dellamore (ceramologa), Carlotta Franceschelli (topografo), Giuseppe Alvar Minaya (assistente di scavo), Anna Morini (ceramologa), Natascia Pellé (papirologa), Cristian Tassinari (topografo), Anna Maria Toma (disegnatrice), Silvia Vinci (ceramologa). Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall'ispettore Gamal Ahmed Mohammed dell'Ispettorato di Minya, che ha dato un contributo notevole ai lavori della Missione.
In
questa Campagna sono stati indagati due settori all'interno dell'area templare
della città. Il primo settore si trova nella zona a Nord-Ovest del tempio
di Soknobkonneus e comprende un edificio in mattoni crudi già parzialmente
in luce e precedentemente identificato come una possibile struttura templare,
e una serie di edifici fino ad ora ignoti ad esso antistanti. Lo scavo ha
confermato la destinazione cultuale dell'edificio principale. La planimetria
del tempio rispecchia quella classica dei piccoli templi egiziani di età
greco-romana: dal portale, originariamente in pietra, si ha accesso ad una
corte dalla quale, attraverso un secondo portale anch'esso originariamente
in pietra, si giunge al pronaos e di qui alla cella. Questa, di forma allungata,
ospitava al suo interno un naos costruito in mattoni crudi anch'esso di
forma piuttosto stretta e allungata, tale da suggerire il culto di un dio
coccodrillo. A destra e a sinistra del naos sono due corridoi che danno
accesso rispettivamente a tre locali di servizio. Il rinvenimento in una
di queste stanze di una statuetta in calcare bianco raffigurante un coccodrillo
sembra confermare l'ipotesi dell'attribuzione del santuario ad una divinità
coccodrillo. L'indagine stratigrafica indica una possibile datazione dell'edificio
alla seconda fase dell'epoca tolemaica, ciò che pare confermato da un frammento
di iscrizione greca pertinente al portale, paleograficamente risalente all'epoca
ellenistica.
Tra gli edifici antistanti al tempio è stata riconosciuta la base di una cappella di culto costruita in mattoni crudi. Inoltre è stata portata alla luce la cassa di fondazione in mattoni crudi di un portale monumentale situato di fronte all'ingresso del tempio. Nello spazio compreso tra la cassa di fondazione e lo spigolo settentrionale del tempio è stata rinvenuta la base di un forno per la cottura della ceramica. Fino ad ora nel Fayyum non è mai stata documentata archeologicamente un'area di lavorazione artigianale di questo tipo.
Il secondo settore di scavo si trova a Nord-Est del tempio in pietra costruito in epoca romana. Sono stati riportati alla luce tre edifici di cui uno in fase con il tempio di età romana e consistente in due stanze di magazzino. Gli altri due edifici sono invece ascrivibili all'epoca tolemaica e furono parzialmente demoliti e sepolti nel corso della costruzione del tempio romano.
Tra gli oggetti rinvenuti in questo settore sono da segnalare papiri e ostraka greci e figurati, due ostraka demotici, monete tolemaiche e romane, oltre ad una grande quantità di ceramica.
Sono proseguiti i lavori di restauro, a cura di Shâban Abd el Moneem Ahmed e sotto la supervisione dei direttori della Missione, del tempio di Soknobkonneus e di alcune strutture rinvenute nel corso di questa Campagna. Nella fase finale della missione si è provveduto a mettere in sicurezza l'area del propylon situata di fronte al tempio di Soknobkonneus.
È stato continuato il lavoro di rilievo topografico del sito, a cura di Carlotta Franceschelli e Cristian Tassinari, che quest'anno si è esteso anche al Kom Sud.
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