ATTIVITA'

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce a Bakchias (Fayyum - Egitto)


Il sito

Nel mese di ottobre 1993 la Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce, diretta da Sergio Pernigotti e Mario Capasso, ha iniziato lo scavo archeologico sistematico del sito di Kom Umm el-Atl, l'antica città di Bakchias. Essa si trovava nell'angolo nord-est della grande oasi del Fayyum, a sud-ovest del Cairo, dal quale dista 80 km ca. L'area archeologica è in una zona desertica al limitare delle coltivazioni, posizione che le ha garantito una buona conservazione, poiché la sabbia, che iniziò a ricoprirla già dal momento del suo abbandono nel IV sec. d.C., ha formato un'efficace copertura degli edifici in mattone crudo, preservandoli dalle intemperie.
Bakchias non è mai stata oggetto di scavi scientifici e sistematici; se si escludono scavi clandestini di rapina avvenuti fino agli anni '70 circa di questo secolo l'unica indagine di una certa estensione che ha interessato il centro urbano e la sua necropoli è stata quella condotta dall' Egypt Exploration Fund nel 1896. Per sette settimane la missione inglese, diretta da B.P. Grenfell, D.G. Hogarth e A. S. Hunt, scavò senza un piano preciso al solo e dichiarato scopo di ritrovare papiri, come già era avvenuto in altri siti greco- romani del Fayyum. Di questi scavi restano solo due brevi e sommari rendiconti, dai quali si deduce la superficialità dell'indagine condotta.
L'area indagata meglio documentata è il tempio maggiore di Bakchias, dedicato al dio coccodrillo Sokanobkonneus, che nel corso dello scavo effettuato dall'équipe inglese restituì, tra l'altro, vari papiri in greco. La sua pianta e descrizione pubblicate da Grenfell ed i suoi collaboratori corrispondono abbastanza precisamente a quanto ancora oggi è visibile dell'edificio di culto, che presenta ancora, dal punto di vista strutturale e architettonico, molti aspetti ignoti.
L'edificio, così come si è conservato, consiste di una massiccia struttura muraria alta circa 10 metri e di 20 x 40 metri di lato, in mattone crudo ed elementi vegetali (pali e cannicci). La parte indagata corrisponde agli ambienti attualmente ancora riconoscibili sulla sommità della struttura, a circa 10 metri di altezza. Tali ambienti conservano solo la parte bassa dei muri, a volte intonacati, e sembra evidente che l'intero edificio di culto dovesse presentare un'altezza assai superiore a quella attuale. Resta da chiarire la ragione d'essere della parte inferiore della costruzione, se essa sia massiccia e servisse solo come un basamento per elevare il tempio vero e proprio oppure se essa contenga altri ambienti.
I papiri ritrovati a Bakchias negli scavi di Grenfell e Hunt sono 99, fra documentari e letterari, ai quali vanno altri 33 provenienti da uno scavo non documentato, verosimilmente risalente agli anni Trenta di questo secolo. Fra i papiri letterari si ricordano in particolare frammenti dell'Iliade e dell'Odissea di Omero e una lettera scritta in punto di morte dall'Imperatore Adriano al suo successore Antonino Pio. Nel nucleo dei papiri documentari invece si annoverano un archivio sacerdotale relativo ai due templi principali della città.
Le fonti attestano l'esistenza di questa cittadina a partire dal III sec. a.C. fino al IV-V sec. d.C., ma vi sono tuttavia indizi, seppure deboli, di una sua fondazione precedente alla bonifica tolemaica.
Appare evidente dall'analisi del materiale proveniente da Bakchias che ci si trova di fronte ad un centro in cui si fondono elementi di cultura greca ed egiziana. Ciò induce a porsi il problema, ancora oggi raramente affrontato, dei rapporti tra le due culture apparentemente antitetiche che hanno convissuto in questa regione parzialmente isolata dalla valle del Nilo.

Attualmente la città di Bakchias si trova ad essere ancora parzialmente ricoperta da alte dune di sabbia da cui fuoriescono numerosi edifici conservati per diversi metri in altezza. L'andamento dell'orografia del terreno suggerisce ancora la planimetria della città che sembra essere, almeno in parte, di tipo ortogonale. Un accurato esame di superficie ha permesso di individuare aree artigianali situate al limitare dell'abitato, così come alcune delle vie principali che la percorrevano e alcuni accessi viari.
Nel riprendere i lavori in questa località la Missione Archeologica italiana si è posta i seguenti obiettivi:

1. Rilievo topografico del sito ancora oggi completamente assente, se si esclude la sommaria piantina del tempio pubblicata nel 1900.
2. Scavo sistematico del sito, al fine di riportare alla luce anno dopo anno, il tessuto urbano di Bakchias secondo il metodo stratigrafico.
3. Ricostruzione della vita economico-sociale e culturale del centro in base alla documentazione papiracea già disponibile e a quella che auspicabilmente lo scavo potrà restituire in futuro e alle evidenze dello scavo archeologico.
4. Ricognizione di superficie diretta ad individuare la situazione delle necropoli, la cui posizione è stata sommariamente indicata da Flinders Petrie prima e da Grenfell e Hunt poi nella zona a nord-est del sito.
5. Studio dei materiali la cui provenienza da Bakchias è accertata e che sono attualmente conservati nel Museo Archeologico del Cairo e in altri musei.


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