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Università di Lecce



LA MISSIONE ARCHEOLOGICA CONGIUNTA DELLE
UNIVERSITA' DI BOLOGNA E LECCE A KOM UMM EL-ATL

Il sito
La campagna 1994
La campagna 1995

IL SITO

Nel mese di ottobre 1993 la Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce, diretta da Sergio Pernigotti e Mario Capasso, ha iniziato lo scavo archeologico sistematico del sito di Kom Umm el-Atl, l'antica città di Bakchias. Essa si trovava nell'angolo nord-est della grande oasi del Fayyum, a sud-ovest del Cairo, dal quale dista 80 km ca. L'area archeologica è in una zona desertica al limitare delle coltivazioni, posizione che le ha garantito una buona conservazione, poiché la sabbia, che iniziò a ricoprirla già dal momento del suo abbandono nel IV sec. d.C., ha formato un'efficace copertura degli edifici in mattone crudo, preservandoli dalle intemperie.
Bakchias non è mai stata oggetto di scavi scientifici e sistematici; se si escludono scavi clandestini di rapina avvenuti fino agli anni '70 circa di questo secolo l'unica indagine di una certa estensione che ha interessato il centro urbano e la sua necropoli è stata quella condotta dall' Egypt Exploration Fund nel 1896. Per sette settimane la missione inglese, diretta da B.P. Grenfell, D.G. Hogarth e A. S. Hunt, scavò senza un piano preciso al solo e dichiarato scopo di ritrovare papiri, come già era avvenuto in altri siti greco- romani del Fayyum. Di questi scavi restano solo due brevi e sommari rendiconti, dai quali si deduce la superficialità dell'indagine condotta.
L'area indagata meglio documentata è il tempio maggiore di Bakchias, dedicato al dio coccodrillo Sokanobkonneus, che nel corso dello scavo effettuato dall'équipe inglese restituì, tra l'altro, vari papiri in greco. La sua pianta e descrizione pubblicate da Grenfell ed i suoi collaboratori corrispondono abbastanza precisamente a quanto ancora oggi è visibile dell'edificio di culto, che presenta ancora, dal punto di vista strutturale e architettonico, molti aspetti ignoti.
L'edificio, così come si è conservato, consiste di una massiccia struttura muraria alta circa 10 metri e di 20 x 40 metri di lato, in mattone crudo ed elementi vegetali (pali e cannicci). La parte indagata corrisponde agli ambienti attualmente ancora riconoscibili sulla sommità della struttura, a circa 10 metri di altezza. Tali ambienti conservano solo la parte bassa dei muri, a volte intonacati, e sembra evidente che l'intero edificio di culto dovesse presentare un'altezza assai superiore a quella attuale. Resta da chiarire la ragione d'essere della parte inferiore della costruzione, se essa sia massiccia e servisse solo come un basamento per elevare il tempio vero e proprio oppure se essa contenga altri ambienti.
I papiri ritrovati a Bakchias negli scavi di Grenfell e Hunt sono 99, fra documentari e letterari, ai quali vanno altri 33 provenienti da uno scavo non documentato, verosimilmente risalente agli anni Trenta di questo secolo. Fra i papiri letterari si ricordano in particolare frammenti dell'Iliade e dell'Odissea di Omero e una lettera scritta in punto di morte dall'Imperatore Adriano al suo successore Antonino Pio. Nel nucleo dei papiri documentari invece si annoverano un archivio sacerdotale relativo ai due templi principali della città.
Le fonti attestano l'esistenza di questa cittadina a partire dal III sec. a.C. fino al IV-V sec. d.C., ma vi sono tuttavia indizi, seppure deboli, di una sua fondazione precedente alla bonifica tolemaica.
Appare evidente dall'analisi del materiale proveniente da Bakchias che ci si trova di fronte ad un centro in cui si fondono elementi di cultura greca ed egiziana. Ciò induce a porsi il problema, ancora oggi raramente affrontato, dei rapporti tra le due culture apparentemente antitetiche che hanno convissuto in questa regione parzialmente isolata dalla valle del Nilo.

Attualmente la città di Bakchias si trova ad essere ancora parzialmente ricoperta da alte dune di sabbia da cui fuoriescono numerosi edifici conservati per diversi metri in altezza. L'andamento dell'orografia del terreno suggerisce ancora la planimetria della città che sembra essere, almeno in parte, di tipo ortogonale. Un accurato esame di superficie ha permesso di individuare aree artigianali situate al limitare dell'abitato, così come alcune delle vie principali che la percorrevano e alcuni accessi viari.
Nel riprendere i lavori in questa località la Missione Archeologica italiana si è posta i seguenti obiettivi:

1. Rilievo topografico del sito ancora oggi completamente assente, se si esclude la sommaria piantina del tempio pubblicata nel 1900.
2. Scavo sistematico del sito, al fine di riportare alla luce anno dopo anno, il tessuto urbano di Bakchias secondo il metodo stratigrafico.
3. Ricostruzione della vita economico-sociale e culturale del centro in base alla documentazione papiracea già disponibile e a quella che auspicabilmente lo scavo potrà restituire in futuro e alle evidenze dello scavo archeologico.
4. Ricognizione di superficie diretta ad individuare la situazione delle necropoli, la cui posizione è stata sommariamente indicata da Flinders Petrie prima e da Grenfell e Hunt poi nella zona a nord-est del sito.
5. Studio dei materiali la cui provenienza da Bakchias è accertata e che sono attualmente conservati nel Museo Archeologico del Cairo e in altri musei.


La campagna 1993

Nel corso della Prima Campagna di scavo, effettuata dal 2 al 21 ottobre 1993, si è deciso di procedere ad uno scavo sistematico del centro urbano iniziando da una zona situata al limite nord-est del Kom e che sembrava far capo ad una delle vie d'accesso. Di questa prima spedizione facevano parte oltre ai direttori S. Pernigotti e M. Capasso, la prof. Patrizia Piacentini, i dott. Dario Giorgetti e Paola Davoli dell'Università Bologna, il prof. Fulvio De Salvia e Mario Vantaggiato dell'Università Lecce. L'Egyptian Antiquities Organization è stata rappresentata dall'Ispettore Khaled Mohammed Ibrahim del Museo Greco-Romano di Alessandria.
Lo scavo ha posto in luce un complesso di quattro edifici situati attorno ad una piazza. La prima struttura muraria si rivelò composta di vari ambienti, alcuni dei quali aggiunti in un'epoca più recente. Fra questi ultimi è stata riconosciuta una piccola cucina che conservava ancora il pavimento in terra battuta e tracce evidenti di un focolare con resti di ossi animali (mammiferi e pesci) e frammenti di ceramica da cucina.
Contigua al settore più antico di questo edificio, ma coeva alla seconda fase di occupazione, è l'altra struttura indagata. Ne è stata posta in luce la base dei muri perimetrali, anch'essi in mattone crudo come tutta l'edilizia fino ad ora nota di questa città, e della pavimentazione. La posizione e la particolare forma di tale edificio, che si pone trasversalmente a chiudere un avvallamento tra le dune, hanno suggerito un suo possibile uso come posto di controllo all'ingresso di Bakchias. La struttura era infatti provvista di due ampie porte situate una di fronte all'altra: di quella più esterna si è conservata la guida di scorrimento di un grosso chiavistello che, scorrendo orizzontalmente, avrebbe consentito la sua chiusura, mentre quella interna conserva ancora la pavimentazione in terra battuta mista a ghiaia che digrada lentamente immettendo nella piazza.
L'interpretazione della funzione di questo edificio come porta o passaggio controllato che dava accesso alla città è anche confortata dalla documentazione papiracea da Bakchias che nomina una porta della città sulla via che conduceva a Menfi e dove veniva effettuato il pagamento di certe imposte sulle merci. La sua collocazione a nord-est del Kom corrisponde perfettamente alla direzione che doveva avere la strada che conduceva a Menfi, il cui prolungamento verso l'interno della città corrisponde ad un avvallamento fra le dune e gli edifici che conduce al tempio principale.
A sud della piazza si trova la terza struttura indagata. Si tratta di una costruzione parzialmente conservata per una altezza di circa 3 metri, composta di cinque ambienti. Tracce di scale interne ed esterne hanno consentito di interpretarla come una casa-torre usata come abitazione o come posto di controllo collegato alla porta cittadina che si trovava nei pressi. Essa doveva essere dunque su più piani, di cui non resta traccia nemmeno dei crolli avvenuti, essendo stata l'intera struttura solo parzialmente protetta dalla sabbia ed esposta alle intemperie e all'azione dell'uomo. La mancanza di suppellettili al suo interno rende incerta la destinazione dell'edificio.
Sul lato ovest dell'edificio precedente è stato messo in luce un piccolo cortile, probabilmente utilizzato dagli abitanti della stessa casa-torre, in cui è stata rinvenuta una grossa giara in terracotta di un metro di diametro infissa nella pavimentazione in terra battuta. Essa doveva servire come deposito per cereali, secondo un uso comunemente attestato in tutto l'Egitto.
Lo scavo è poi proseguito iniziando l'indagine di un Kom che chiude la piazza sul lato ovest. L'edificio portato alla luce si presenta suddiviso su tre terrazze e sembra essere stato costruito a ridosso di una collinetta di sabbia. Al centro della seconda terrazza sono state rinvenute lastre di pietra calcarea disposte in un muro in modo da costituire la parte inferiore forse di una nicchia. Sebbene non siano stati trovati oggetti tali da consentire una interpretazione definitiva della funzione dell'edificio (anch'esso infatti si trova in uno strato superficiale ed è dunque mal conservato), potrebbe non essere inverosimile l'ipotesi che si tratti di un luogo di culto.
Nel corso di questa prima campagna è stato inoltre impostato il rilievo topografico dell'intero sito archeologico, che sarà via via completato nel corso degli anni. Dal punto di vista topografico infatti la città di Bakchias è completamente inedita. Questa prima parte del lavoro è stata dedicata al "trasporto" della quota fissata sul livello del mare dal centro abitato moderno all'area dello scavo. Più in generale poi si è proceduto a quotare i rilievi maggiori e a tracciare alcune curve di livello dell'intero Kom. In tale griglia generale sono quindi stati posizionati il tempio maggiore e l'area dello scavo 1993.
La missione ha inoltre provveduto alla costruzione di un ampio magazzino nei pressi del Kom, destinato a custodire i materiali archeologici provenienti dallo scavo di Bakchias. Fra gli scopi che si prefigge la missione archeologica vi è quello di studiare i papiri e i materiali archeologici ritrovati in questa località in anni passati. Tale ricerca ha preso inizio dal Museo del Cairo che si è rivelato conservare solo una ventina di papiri e uno specchio in bronzo argentato. I materiali sono stati tutti fotografati e schedati al fine di procedere ad uno studio scientifico complessivo delle testimonianze archeologiche e papiracee.
Per il momento ogni altra ricerca, estesa anche ai musei europei, dei materiali ritrovati nel corso degli scavi Grenfell non ha dato esito.



La campagna 1994

Della Seconda Campagna archeologica, svoltasi dall' 1 al 23 ottobre 1994, facevano parte oltre ai due direttori la prof. Patrizia Piacentini e le dott. Paola Davoli, Matilde Borla dell'Università di Bologna, il prof. Fulvio De Salvia, le dott. Flavia Ippolito, Livia Manganaro e Mario Vantaggiato dell'Università di Lecce. Una équipe di topografi diretta da Giorgio Folloni, direttore dell'Istituto di Topografia dell'Università di Bologna, ha proseguito il rilievo topografico del sito.
Anche quest'anno l'Egyptian Antiquities Organization è stata rappresentata dall'Ispettore Khaled Mohammed Ibrahim del Museo Greco-Romano di Alessandria. Durante la Seconda Campagna di scavo si è continuata l'esplorazione del Kom ad ovest della piazza posta in luce nel corso della campagna precedente. Lo scavo è ripreso sul lato sud-occidentale dell'edificio di culto a cielo aperto posto in luce l'anno scorso.
E' stata rinvenuta un'imponente costruzione destinata ad abitazione privata e conservata per un alzato di oltre 3 metri. Il piano superiore dell'edificio o la terrazza che doveva costituirne la copertura sono completamente scomparsi, in parte a causa dell'erosione dovuta agli agenti atmosferici, in parte a causa dell'azione di scavatori clandestini che tuttavia non sono giunti in profondità.
La casa è suddivisa al suo interno in sei stanze con porte di comunicazione tra l'una e l'altra perfettamente conservate, nicchie nelle pareti e una scala d'accesso con relativo sottoscala. La scala, in mattone crudo come tutto l'edificio, si è conservata per un'altezza di un piano e presenta tre pianerottoli.
In tutti gli ambienti si è conservata la pavimentazione che si è rivelata diversa a seconda delle stanze: sotto ad una di esse sono stati ritrovati elementi appartenenti probabilmente ad una prima fase abitativa della casa: un muretto in crudo che racchiudeva due giare probabilmente per il contenimento di cereali.
Altre due giare analoghe sono state rinvenute infisse nel pavimento di un'altra stanza, in cui sono stati trovati numerosi pesi da telaio e un nucleo di oggetti di particolare valore e interesse riconducibili alla sfera femminile. Fra gli oggetti ritrovati si elencano una decina di amuleti in faïence raffiguranti gli dei Bes, Thueris, un occhio ugiat, uno scarabeo con iscrizione geroglifica databile all'VIII secolo a.C., un unicum per importanza storica in un sito greco-romano del Fayyum, due cipree e vari elementi per collana alcuni dei quali in cornalina.
Dalla stessa stanza provengono numerose monete in bronzo, la cui forte ossidazione non ne ha consentito per ora la lettura, un frammento di freccia e un manico di sistro anch'essi in bronzo. Quest'ultimo presenta una decorazione in puro stile faraonico tardo, con volto bifronte della dea Hathor affiancato da due urei e un piccolo gatto seduto sulla base dello strumento musicale vero e proprio.
Ancor più degno di nota è il ritrovamento di una ampolla figurata (cm 18 x 13) in ceramica grigia in perfetto stato di conservazione. I1 vaso, di età ellenistica, è stato fabbricato con uno stampo bivalve; sulle due facce vi sono due diverse scene a contenuto erotico in forte rilievo. I1 tipo di modellato e la decorazione fanno ritenere si tratti di un'ampolla imitante in metallo. Dalla stessa casa provengono inoltre numerosi vasi in ceramica integri, lucerne a serbatoio, frammenti di statuette fittili, due ostraca con iscrizione demotica databili al I sec. a. C., frammenti ceramici con lettere greche graffite e una decina di strumenti in osso interpretati come plettri per arpa. Da segnalare anche il rinvenimento di una grande quantità di ceramica da cucina con numerosi vasi integri.
Ad un primo esame sembra che la fase abitativa più antica della casa possa collocarsi fra la fine del II e il I sec. a.C. Appoggiato al lato esterno nord del muro perimetrale, nello stretto vicolo che separava due diversi edifici, è stato rinvenuto in buono stato di conservazione un focolare destinato probabilmente a servire come cucina per gli abitanti della casa.
Lo scavo è stato esteso ulteriormente oltre il lato sud della casa, rivelando la presenza di una verosimile ampia massicciata di contenimento in mattoni crudi. Essa è stata probabilmente messa in opera per contenere una duna di sabbia, per evitare che franasse sugli edifici e la strada sottostante.
Al di là della così detta massicciata si trovavano altri edifici, probabilmente piccole abitazioni, due delle quali sono state riportate interamente alla luce fino al livello dell'antica strada. Esse sono di assai modesta fattura, le pareti sono sottili e le dimensioni molto ridotte. Una stanza della prima abitazione conserva per parte dell'alzato un intonaco bianco. Presso tali edifici sono state individuate anche altre strutture la cui indagine sarà effettuata nel corso delle future campagne.
Da quest'anno è stata iniziata la schedatura sistematica computerizzata di tutti gli oggetti ritrovati nel corso dello scavo e in particolare è stato impostato lo studio del vasellame ceramico. Si è rilevata la presenza di recipienti di importazione dal mondo romano oltre alla classica produzione egiziana di vasellame da mensa e da cucina prodotto al tornio sia con argilla nilotica sia con argilla calcarea.
L'équipe guidata da Giorgio Folloni ha provveduto alla prosecuzione del rilievo topografico dell'intero sito urbano di Bakchias che, ad un'accurata misurazione, si è rivelato essere molto più esteso di quanto valutato precedentemente. È stato continuato il rilievo delle curve di livello e di alcuni edifici (una trentina circa) emergenti dalla sabbia. Si è dato inizio inoltre ad un'ampia ricognizione di superficie divisa per quartieri al fine di schedare ogni singolo edificio o struttura muraria emergente. Tale schedatura, che sarà completata nel corso delle future campagne di scavo, comprende una descrizione delle strutture, le sue misure, le loro posizioni topografiche e una serie completa di fotografie. Con questo lavoro si intende innanzitutto documentare lo stato attuale di conservazione di edifici che, seppure lentamente, stanno scomparendo a causa degli agenti atmosferici e soprattutto dell'aumento delle piogge verificatosi in anni recenti.
La prima ricognizione ha portato a termine il rilievo dell'intero quartiere a nord-ovest del tempio maggiore e ha consentito di individuare un secondo tempio, di minori dimensioni rispetto a quello già noto e non lontano da esso. La sua presenza all'interno della città era già attestata dal ricordato archivio di papiri ritrovato nel corso di scavi clandestini effettuati verosimilmente intorno agli anni `30, ma la sua posizione era del tutto ignota. I testi fanno riferimento ad un tempio dedicato al dio coccodrillo Soknobraisis, cui afferivano sacerdoti diversi da quelli di Sokanobkonneus. Al termine della campagna di scavo si è proceduto alla protezione degli edifici portati alla luce provvedendo ad un efficace sistema di copertura in legno.


La campagna 1995

La Missione ha svolto la Terza Campagna dal 1 al 28 ottobre 1995. Oltre ai direttori, ai lavori hanno preso parte anche Paola Davoli (Direttrice dello scavo), Adriana Bandiera, Corrado Basile, Matilde Borla, Paolo Campagnoli, Fulvio De Salvia e Flavia Ippolito. Quest'anno il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall'Ispettore Ahmed Abd el-Aal Mohammed che ha dato un contributo notevole ai lavori della missione.
La missione si è avvalsa dell'importante sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri.

La missione si proponeva quest'anno i seguenti scopi:
1. Lo scavo del cosiddetto kom est al fine di comprendere quale fosse la struttura urbanistica del quartiere nord-orientale della città già parzialmente indagato nel corso delle prime due Campagne;

2. Continuare e concludere lo studio della struttura VIII posta in luce lo scorso anno;

3. Chiarire i rapporti tra gli edifici del kom ovest con la struttura identificata come una delle porte di accesso alla città.
Del kom est è stata indagata un'area di circa 1200 metri quadrati. Sono stati portati alla luce numerosi edifici in mattoni crudi pertinenti ad un'insula delimitata a nord e ad ovest da un muro perimetrale e conservato a nord per una lunghezza di circa 60 metri. Tre degli edifici indagati, il XVII, XVIII e il XXV, si appoggiano a tale muro. Tra di essi sono state individuate due ampie aree adibite a cortile (strutture XXIII e XXIV) separate da un muro. All'interno di una di esse (struttura XXIII) è stato rinvenuto un grande forno per la cottura del cibo.
In quest'area particolarmente interessante si è rivelata la struttura XXV, un'ampio edificio di metri 15 x 10 di cui non si è conservato l'alzato, ma solo la parte sotteranea. Essa si articola in quindici ambienti di cui alcuni certamente adibiti a cantina e di cui si conserva parzialmente la copertura a volta. Tali vani sotterranei presentano una grande varietà di soluzioni costruttive che arricchiscono la tipologia delle tecniche edilizie fino ad ora nota a Bakchias. Si trattava comunque di un edificio adibito ad abitazione privata di una certa importanza, di età romana, che rivela anche successivi ampliamenti.
Più complessa appare la lettura della struttura XVIII a causa del suo cattivo stato di conservazione e per i continui rimaneggiamenti di cui fu oggetto in antico. Si riconoscono diverse fasi abitative con probabile mutamento d'uso nel corso del tempo. La struttura XVIII, adiacente alla precedente, è in un migliore stato di conservazione. Anche qui come nella struttura XXV sono state individuate due cantine in perfetto stato di conservazione.
A sud delle struttura XVII si trovano i resti di un edificio quasi completamente distrutto (struttura XVI) e di cui perciò non è possibile dare alcuna interpretazione.
Ancora più a sud è l'edificio XV anch'esso conservatosi solo al di sotto del pavimento: si individuano sette cantine in discreto stato di conservazione e strutture pertinenti alle fondazioni.
Proseguendo verso sud sono stati portati alla luce due piccoli cortili con due forni in buono stato di conservazione e un edificio parzialmente conservato, non in asse rispetto ai precedenti, probabilmente una piccola abitazione privata.
Uno dei risultati più interessanti dello scavo in questa zona è stata l'individuazione di una fase abitativa precedente, forse di età tolemaica, testimoniata da alcuni muri con andamento diverso rispetto a quelli di superficie.
E' stata rinvenuta una grande quantità di ceramica di uso quotidiano di età romana, che arricchisce di molto le nostre conoscenze sulle tipologie presenti a Bakchias. Inoltre sono stati portati alla luce numerosi esemplari di amuleti, monete in bronzo e strumenti per la tessitura.
Lo scavo di quest'area ci ha permesso di giungere intanto alle seguenti conclusioni:

1. Conferma dell'esistenza in età romana di una Bakchias "alta" che insisteva su precedenti edifici di età tolemaica.

2. Conferma della presenza in una zona periferica della città di case relativamente "ricche" come testimoniano l'imponenza delle strutture e il pregio degli oggetti rinvenuti.
Si è quindi passati a realizzare la seconda parte del nostro programma, concludendo lo scavo nell'edificio VIII. Le tre cantine individuate nel corso della precedente Campagna sono state scavate completamente e altre sono state individuate e svuotate. Lo studio stratigrafico completo dell'edificio ha dimostrato che la struttura VIII è stata costruita su una precedente abitazione di età tolemaica, come testimoniano varie monete ritrovate in strati sigillati.
Nella fase finale del nostro lavoro abbiamo chiarito le connessioni tra la porta d'ingresso e il kom ovest raggiungendo i seguenti risultati: nella sua parte più settentrionale il kom ovest è un'antica duna sostenuta ad est da un muro di contenimento mentre la porta si apriva in un muro, parte del quale è stato ritrovato, che chiudeva l'accesso alla città verso ovest.
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