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Area
marina protetta di Porto Cesareo |
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Info
I primi passi
Studi di fattibilità
Istituzione della riserva
Il futuro della Area Marina Protetta
(AMP) di Porto Cesareo
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Info |
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Per quale motivo parlare della "Riserva Marina" di Porto Cesareo
nel sito della Stazione di Biologia Marina? Semplicemente
perché il Prof. Parenzan credeva tanto in questo "progetto"
e lo vedeva come una naturale appendice dell'attività scientifica
della Stazione. In "Puglia Marittima" (Parenzan 1983) ne parla
come di un qualcosa di già realizzato: "Aggregata alla Stazione
è la Zona di protezione biologica di Torre Chianca, che racchiude,
in una zona ristretta, una serie di ambienti del più alto
interesse, da proteggere". Anche se, in una nota a piè pagina,
aggiunge che "La proposta per l'istituzione di questa zona
di protezione si trascina da anni per colpa di … (censura…)"!
Queste poche righe, oltre ad essere uno spaccato del carattere
del Prof. Parenzan, introducono i motivi alla base dell'inserimento
di questa tra le aree di interesse naturalistico nazionale.
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I
primi passi |
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Nel corso dei suoi studi il Prof. Parenzan aveva intuito le
potenzialità racchiuse nel tratto di mare "che va da Torre
Lapillo a Torre Inserraglio" tanto da fargli affermare con
forza che quella zona fosse era "dal punto di vista naturalistico
per la biologia marina, la più interessante di tutta la costa
della penisola italiana" (Parenzan 1977). Era comunque ben
conscio della necessità di conciliare le attività di tutela
con quelle economiche e quindi aveva indicato la zona compresa
tra Torre Chianca, l'Isola della Malva e l'Isola dei Conigli
come "area che, poco interessando l'attività dei pescatori,
racchiude tuttavia un campionario straordinario di aspetti
biocenotici". Ed esortava a proteggere almeno questa piccola
zona che costituisce "un tratto di poco più di 6 km bagnato
da un mare che può essere considerato uno scrigno prezioso
di vita marina, del più alto interesse, che, in una fascia
non più larga di 2-3 chilometri abbraccia una dozzina di ambienti
diversi:
· fondo sabbioso costiero
· scogliera sommersa
· fondo a Cladocora coespitosa
· fondo a Cystoseira
· fondo a sabbione grossolano conchiglifero
· fondo "coralligeno" (a briozoi)
· fondo a Caulerpa
· fondo a Peyssonnelia rosa-marina
· fondo a Posidonia oceanica
· fondo a Cladophora prolifera
· fondo a detrito misto
· fondo a Anadyomene-Geodia-Holothuria impatiens
· fondo a zoosteracee"
Sempre in "Puglia Marittima" Parenzan indica che in questa
zona il coralligeno, "fondale che costituisce un habitat del
più alto interesse scientifico, si riscontra alla profondità
minima e molto vicino alla costa" e che lungo la Penisola
de La Strea vi sono delle interessantissime comunità "di tipo
subtropicale" come le biocenosi ad Anadyomene stellata, Geodia
cydonium e Holothuria impatiens. Le speranze del Prof. Parenzan
hanno cominciato a prendere corpo nel 1982 con la Legge 979
del 31.12.1982. Questa inseriva l'area di Porto Cesareo nell'elenco
delle aree marine da sottoporre ad accertamento da parte dell'Ente
competente (Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti)
per la costituzione della riserva marina.
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Studi
di fattibilità |
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Nel periodo 1984-86 l'area di Porto Cesareo è stata oggetto
di studio in una serie di ricerche promosse dalla Regione
Puglia e condotte da ricercatori delle Università di Bari,
Lecce, Modena, Padova, Pisa e Trieste (AA.VV. 1988). Scopo
delle indagini è stato quello di caratterizzare la zona dal
punto di vista ecologico al fine di poter pianificare un corretto
sfruttamento delle risorse. Le ricerche interessarono gli
aspetti geologici e geomorfologici dell'area, le caratteristiche
chimico-fisiche delle acque, le comunità planctoniche e quelle
bentoniche di fondo molle, ed inoltre, fu valutato il rendimento
della pesca, relativo alle imbarcazioni operanti in loco;
parte della ricerca si occupò dello studio di eventuale inquinamento
da metalli mediante un monitoraggio nell'ambiente e una fase
sperimentale di laboratorio per valutarne l'accumulo in bivalvi
presenti nell'area di studio. Le conclusioni delle ricerche
evidenziarono l'alto valore naturalistico dell'area marina
di Porto Cesareo "per la ricchezza e la varietà di biocenosi".
Le specifiche ricerche dimostrarono come, nonostante l'elevato
carico antropico, la zona risultasse esente da fenomeni di
inquinamento da metalli e che le forme di inquinamento cloacale
fossero limitate e strettamente localizzate. Anche la "laguna"
delimitata dalla penisola de La Strea, nonostante il limitato
idrodinamismo, presenta caratteristiche chimico-fisiche e
biologiche paragonabili a quelle del mare aperto. Comunque,
proprio lo scarso ricambio idrico rende l'area non adatta
alla acquacoltura, come era stato ipotizzato all'inizio delle
ricerche. Lo studio, viceversa, mise in evidenza come la vocazione
della zona fosse proprio quella di una riserva marina per
poter tutelare "la purezza delle acque, la grande varietà
e ricchezza delle biocenosi, la pescosità dei fondali".
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Istituzione
della riserva |
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Ufficialmente
l'Area Marina Protetta "Porto Cesareo" (AMP) è stata istituita
il 12 dicembre 1997 con il Decreto del Ministro dell'Ambiente
pubblicato sulla G.U. n.45 del 24 febbraio 1998. L'area della
"Riserva" interessa il litorale dei Comuni di Porto Cesareo
e di Nardò, entrambi della Provincia di Lecce. Una prima perimetrazione
della Riserva era stata indicata dal Comitato per le Aree
Naturali Protette (G.U. n. 214 del 13.09.1997, Suppl. n. 183),
ma nel Decreto di Istituzione vengono indicati i nuovi punti
che delimitano la Riserva e le zone in cui è suddivisa oltre
che i relativi regimi di tutela. In modo sintetico le zone
possono essere così riassunte:
· Zona "A" - Riserva integrale
comprendente il tratto di mare antistante la Penisola de "La
Strea" e quello da Torre S. Isidoro alla punta corrispondente
alla località Casa Giorgella, per una estensione di circa
metri 500 dalla costa; in quest'area sono bandite tutte le
attività antropiche escluse quelle di servizio e di vigilanza
e quelle legate ai programmi di ricerca e studio che, comunque,
dovranno essere esplicitamente autorizzati dall'Ente di gestione
della Riserva.
· Zona "B" - Riserva generale
comprende due aree rispettivamente poste nell'angolo ovest
ed in corrispondenza della seconda area di riserva integrale;
in questa zona, oltre alle attività di servizio, di vigilanza
e di studio è permessa la navigazione delle imbarcazioni da
pesca dei pescatori professionisti autorizzati dall'Ente gestore,
la pesca sportiva con canna senza mulinello o con lenza da
fermo, la balneazione e le attività subacquee "ecocompatibili"
(fotosub, turismo subacqueo, ecc.). In generale, non sono
ammesse tutte quelle attività che possono alterare direttamente
o indirettamente l'ambiente o turbare gli organismi animali
e vegetali; sono ad esempio vietate la caccia subacquea e
tutte le altre forme di raccolta di organismi marini.
· Zona "C" - Riserva parziale
comprende tutte le rimanti aree della Riserva; in questa zona,
oltre alle attività di servizio, di vigilanza e di studio
è permessa la navigazione delle imbarcazioni che devono raggiungere
gli ormeggi presso le strutture predisposte, la pesca professionale
autorizzata ed esercitata secondo direttive dell'Ente gestore,
e la balneazione.
In generale in tutta l'area della Riserva non sono consentite
tutte le attività che possono danneggiare l'habitat e arrecare
pericolo agli organismi (con l'eccezione della pesca professionale
regolamentata e autorizzata dall'Ente gestore) o che possono
intralciare l'attività di studio e ricerca scientifica. Ad
esempio, sono vietati l'ancoraggio al di fuori dei punti di
ormeggio, la pesca subacquea, la cattura e la raccolta di
qualsiasi organismo, l'alterazione dell'ambiente geofisico
e delle caratteristiche idrologiche.
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Il
futuro della Area Marina Protetta (AMP) di Porto Cesareo |
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Soffermandosi su quanto tempo è passato da quando il Prof.
Parenzan cominciò a portare avanti l'idea della "Riserva Marina"
potrebbe sembrare che con l'istituzione dell'Area gran parte
del lavoro sia stato fatto. Invece, solo ora comincia la parte
più difficile, anche se la più affascinante: la realizzazione
concreta della stessa Riserva!
Non abbiamo ereditato la Terra dai nostri genitori, l'abbiamo
presa in prestito dai nostri figli (World Conservation
Strategy, 1980). Questo è il principio che dovrebbe guidare
tutte le nostre attività e la creazione delle Aree Protette
rappresenta un primo piccolo passo in questa direzione. Nel
suo piccolo, la Riserva Marina di Porto Cesareo ha il compito
di contribuire alla realizzazione di questo obiettivo, garantendo
la "restituzione" ai nostri figli delle ricchezze naturalistiche
che il Prof. Parenzan aveva per primo individuato. Questo
potrà essere fatto attraverso diversi punti:
· favorendo la protezione degli ambienti ancora integri;
· recuperando quelli degradati dalla pesca del dattero
di mare;
· tutelando le risorse biologiche e favorendo il ripopolamento
delle specie ittiche (a tutto vantaggio dei pescatori
locali);
· diffondendo le conoscenze di biologia ed ecologia
marina alla base degli ecosistemi compresi nella
"Riserva";
· promuovendo un piano di interventi di attività socio-economiche
compatibili con la salvaguardia delle risorse
ambientali.
Attualmente l'Ispettorato Centrale per la Difesa del mare
gestisce direttamente la "Riserva" avvalendosi della attività
del Corpo delle Capitanerie di Porto che vigilano per l'attuazione
delle finalità previste per l'Area Marina Protetta. Operativamente
la gestione è affidata al Comandante della Capitaneria di
Porto di Gallipoli che presiede la "Commissione di Riserva"
di cui fanno parte anche i rappresentanti dei Comuni di Porto
Cesareo e Nardò. Il prossimo passo nella vita della "Riserva"
sarà la creazione dell' "Ente Gestore", nel quale saranno
rappresentate tutte le Amministrazioni locali e centrali,
oltre che gli istituti di ricerca e le associazioni naturalistiche.
Superato questo scoglio, di natura essenzialmente politica,
comincerà la gestione vera e propria della AMP, con la definizione
del regolamento interno e delle attività previste dalla Legge.
Il futuro Ente Gestore dovrà fronteggiare una serie di difficoltà
di ordine pratico, economico e politico. In questo ambito
il compito forse più arduo sarà quello di riuscire a coinvolgere
l'intera popolazione di Porto Cesareo e di Nardò nella "gestione"
della Riserva. Questo potrà essere fatto solo se si riuscirà
a rendere partecipe il pubblico e gli operatori economici
locali degli obiettivi della Riserva e a trasferirgli la consapevolezza
di essere i diretti fruitori dei benefici della stessa Area
Protetta. Tutto ciò è possibile, come testimoniato dall'esperienza
di Ustica dove l'intera popolazione sente di essere parte
di qualcosa di importante, della Riserva Marina.
In questo cammino il futuro Ente Gestore della AMP di Porto
Cesareo troverà un valido supporto nella Stazione di Biologia
Marina che potrà e dovrà fornire le basi scientifiche necessarie
per tutte le attività: dal materiale didattico e divulgativo
alla pianificazione e la gestione delle attività economiche
sostenibili (prevalentemente turismo e pesca). In questa opera
sarà fondamentale l'attività didattica svolta presso il Museo
di Storia Naturale Marina e della Pesca nell'illustrare al
pubblico come i "vincoli" richiesti dalla Riserva si trasformeranno
in benefici fruibili da tutti quanti.
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