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1977:Donazione all'Università di Lecce
Conobbi il Prof. Parenzan nei primi anni '70 e subito la mia
attenzione fu concentrata su quell'omino asciutto e scattante,
dall'eloquio inarrestabile, che dimostrava un entusiasmo e
una passione per la natura e le sue meraviglie, che difficilmente
si sarebbero potuti trovare in persone anche molto più giovani
di lui. Frequentando assiduamente Porto Cesareo mi guadagnai
presto la sua fiducia e la sua amicizia, tanto che fui io
che per conto del Rettore dell'Università, Prof. S. Mongelli,
nel 1977, a proporre al Prof. Parenzan la donazione delle
collezioni all'Università di Lecce. La proposta rese felice
il fondatore della Stazione il quale sognava che la sua creatura
potesse svilupparsi scientificamente diventando un istituto
di ricerca in piena regola. Egli pose però due condizioni:
la collocazione doveva restare a Porto Cesareo (in cui sperava
avrebbe preso corpo l'altro grande sogno, quello di un Parco
Marino) ed il materiale speleologico doveva essere donato
alla Città di Taranto per l'allestimento del Museo del Sottosuolo.
1977 - 1988: Gestione provvisoria
Acquisita la Stazione di Biologia Marina, l'Università mi
nominò Delegato Amministrativo della struttura. Quest'incarico,
che era provvisorio, durò più di 10 anni e segnò profondamente
la mia vita accademica e familiare perchè da quel momento
sia la Stazione che il suo fondatore entrarono a far parte
integrante della mia famiglia. Quella che doveva essere una
semplice, anche se inconsueta, gestione amministrativa si
rivelò invece un grande e spesso tormentato esercizio di pazienza.
Il Prof. Parenzan era profondamente insofferente di tutte
le norme burocratiche, che dichiarava di non comprendere assolutamente,
fu quindi per me un periodo di rocambolesche avventure per
fargli firmare moduli per i rimborsi o per gli acquisti di
materiale che lui avrebbe acquistato direttamente mandando
poi il conto (magari scritto su un pezzo di carta) all'Università...cioè
a me! In questa nuova fase "universitaria" della Stazione
riprese la stampa della rivista Thalassia Salentina, interrotta
per mancanza di fondi, fu sistemato l'Algario
"Irma Pierpaoli" e furono acquistate alcune
attrezzature da laboratorio; cominciò a prendere corpo una
Biblioteca specializzata
e fu stipulata la prima Convenzione con la Provincia di Lecce
(1980) per collegare più strettamente la struttura al territorio.
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Nato
il 10 gennaio a Pola, si dedicò al mare sin da ragazzo, iniziando
fin dall’età di 8 anni la raccolta di campioni per il suo
gabinetto di Storia Naturale, allestito con il favore dei
genitori.
Si laureò in Scienze Naturali a Padova nel 1930, quando già
aveva organizzato e diretto una spedizione per lo studio della
biologia dei laghi della Balcania meridionale e partecipato
alla Campagna Scientifica in Mar Rosso della nave oceanografica
"Ammiraglio Magnaghi" dell’Istituto Idrografico di Genova.
Nel 1934 conseguì la libera docenza in Biologia Marina e il
suo primo impiego di assistente presso la Stazione Zoologica
di Napoli. Tenne corsi di Biologia Marina all’Università di
Napoli e, presso la Facoltà di Veterinaria, fu incaricato
del primo corso in Italia sul controllo sanitario dei prodotti
del mare. In qualità di Direttore del Consorzio Obbligatorio
per la tutela e l’incremento della Pesca nell’Italia Meridionale,
del Ministero Agricoltura e Foreste, intraprese la visita
e lo studio delle acque interne. Dopo aver partecipato a una
importante spedizione scientifica, organizzata dal Governo,
alla Gran Fossa dell’Africa Orientale, venne nominato Capo
del Servizio Idrobiologico e Pesca del Governo Generale dell’Africa
Orientale. In tale veste compì varie spedizioni ai grandi
laghi Margherita, Rodolfo, al Ciamò e al Cialbi e lungo tutta
la costa del Benadir sull’Oceano Indiano. Nel 1946, dopo quattro
anni di prigionia in Kenia, venne inviato a dirigere "di fatto"
l’Istituto Talassografico di Taranto. Dal 1951 al 1966 tenne
corsi di Parassitologia alla Scuola di Perfezionamento in
Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Napoli.
Nel 1967 fondò la Stazione di Biologia Marina di Porto Cesareo,
successivamente da lui donata all’Università di Lecce, di
cui mantenne la direzione ad vitam. Nel 1981 donò al comune
di Taranto la parte del suo patrimonio scientifico riguardante
la speleologia, fondando il Centro Ricerche e Museo del Sottosuolo,
le cui collezioni sono oggi conservate presso il Museo del
Sottosuolo di Latiano, in provincia di Brindisi. Membro di
varie istituzioni accademiche e scientifiche ricevette numerosi
riconoscimenti per l’attività svolta, documentata da oltre
trecento pubblicazioni e una ventina di volumi. Notevole la
sua attività di pubblicista e divulgatore, testimoniata da
centinaia di articoli scritti per varie testate.
Grande appassionato di viaggi, ha visitato alcune decine di
Paesi, tessendo una fitta rete di corrispondenza e di amicizia
con numerosi scienziati.
Nel corso della sua lunga esistenza, conclusasi a Taranto
il 26.11.1992, i suoi interessi culturali hanno spaziato su
una vasta gamma di discipline: dalla biologia marina alla
parassitologia, dall’antropologia alla biospeleologia, dall’ecologia
alla botanica. Appassionato pittore di soggetti naturalistici
ha realizzato di suo pugno le numerose illustrazioni che compaiono
nelle sue pubblicazioni e nei suoi libri.
Con la fondazione della Stazione di Biologia Marina di Porto
Cesareo, la sua attività si indirizzo principalmente allo
studio e alla descrizione dell’ambiente salentino e la Stazione
divenne il punto di riferimento di quanti, studiosi o semplici
appassionati, volsero la loro attenzione alla flora, alla
fauna e agli ambienti, terrestri e marini, di questa straordinaria
parte d’Italia. Il bollettino della Stazione, Thalassia Salentina,
ideato e curato dal fondatore e scambiato con decine di pubblicazioni
similari italiane e straniere, rese noto il nome non solo
della Stazione, ma anche del Comune ospitante, Porto Cesareo,
in Italia e all’estero. I risultati delle ricerche condotte
dal Parenzan sui vari aspetti naturalistici del Salento sono
contenuti in decine di articoli e furono compendiati nella
sua opera più voluminosa, Puglia Marittima, che contiene anche,
in 15 carte a colori, la descrizione delle biocenosi marine
costiere di tutta la Puglia, frutto di oltre 2000 dragaggi
effettuati in quasi 20 anni.
Per gli appassionati di malacologia compilò la Carta
d’identità delle conchiglie mediterranee, in tre volumi
illustrati da centinaia di chiarissimi disegni, tutti di sua
mano.
Negli ultimi anni dedicò la maggior parte del suo tempo alla
descrizione delle Gravine del tarantino, in cui, nonostante
l’età avanzata, scendeva ancora baldanzoso, aiutato dai giovani
collaboratori di cui amava circondarsi e che erano attratti
dalla sua cordialità e disponibilità, oltre che dalla incontestabile
capacità di descrivere con passione e chiarezza le ricerche
e i loro risultati.
Il prof. Pietro Parenzan ha scritto e pubblicato numerosi
lavori.
Una
bibliografia delle opere di Parenzan è stata pubblicata da
A. Miglietta e G. Belmonte in Thalassia
Salentina n.21 (1995).
L'ultima opera manoscritta di Parenzan "Animalia Speluncarum
Italiae", sarà pubblicata in occasione del centenario
della sua nascita.
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