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Università degli Studi di Lecce

L’INSEDIAMENTO BIZANTINO E MEDIEVALE DI APIGLIANO, MARTANO (LE)

Scavi 1997-1998

Il sito di Apigliano è conosciuto oggi attraverso l’esistenza della chiesa, privata, di S. Lorenzo (ovvero di S. Maria) e delle due masserie di Apigliani Piccolo ed Apigliani Grande. Invece, nessuna evidenza, prima degli scavi archeologici, era disponibile per indicare l'origine del villaggio, abbandonato dal ‘400, né quanto fosse grande, o come fosse organizzato, salvo un accenno nel 1354.

Un esame dei resti archeologici in superficie ha portato alla conclusione che il sito è, almeno in parte, ben conservato e che era relativamente esteso, soprattutto nel periodo bizantino. Un censimento da parte dell’Insegnamento di Archeologia Medievale ha portato all’identificazione di ben oltre 250 casali medievali nella sola Provincia di Lecce. Molti di questi sono già gravemente danneggiati, se non del tutto distrutti, o perché giacciono al di sotto dei paesi attuali, oppure perché hanno subito le moderne pratiche agricole che spesso portano allo stravolgimento di contesti archeologici fino al banco roccioso sottostante. Nel caso di Apigliano, solo una parte dei resti è andata irrimediabilmente distrutta tramite sbancamenti agricoli. Gli scavi hanno dimostrato che i resti sopravvissuti sono spesso abbastanza ben conservati, sebbene di complessa lettura ed interpretazione, com’è da aspettarsi da un insediamento rurale medioevale. Già questo fatto rende il sito di Apigliano di notevole importanza archeologica.

Gli scavi hanno finora portato alla luce testimonianze riferibili principalmente a due periodi cronologici (1. Età bizantina; 2. Età angioina).

1. Età bizantina

I resti di età bizantina sembrano finora riferibili al IX-X secolo, un momento conosciuto come i "secoli bui" per via della grande mancanza di dati, sia storici, che archeologici, per la storia del Mediterraneo e dell’Europa. Non è azzardato affermare che gli scavi di Apigliano rappresentano il primo lavoro sistematico su un insediamento bizantino rurale di questo periodo in Italia, come in gran parte del territorio che faceva parte dell’Impero. Perciò, il quadro che sta emergendo rappresenta finora un unicum, fondamentale per la comprensione dell’insediamento rurale bizantino in Italia, in Grecia ed altrove.

Gli elementi emersi finora indicano la presenza di un insediamento relativamente esteso, caratterizzato da strutture molto labili, muri a secco o in terra compattata, ed una serie di fosse di scarico. Di particolare interesse è il rinvenimento di una struttura rettangolare ed un forno per la lavorazione del ferro, in associazione con decine di frammenti di scorie metalliche e qualche oggetto, compresi un coltello, una punta di freccia ed un punteruolo.

Un anello bizantino in bronzo con monogramma potrebbe essere riferibile ad un funzionario dell’amministrazione fiscale bizantina. L’abbondante ceramica ed ossa di animali rinvenuti ci aiuteranno a ricostruire le basi economiche dell’abitato e l'entità del contatto con altre aree.

2. Età angioina

Finora nel sito mancano evidenze relative al periodo normanno-svevo, ma questa lacuna sarà probabilmente colmata con l’estensione dell’area scavata. Invece, il terzo periodo attestato dagli scavi è riferibile alla dominazione angioina.

La cappella e il cimitero

Lo scavo ha portato alla luce una piccola cappella monoabsidata, a navata unica, che recava affreschi dipinti, tuttora in corso di restauro. Alcuni frammenti, recanti forse tracce di una cotta militare dipinta, lasciano ipotizzare che quest’edificio fosse la scomparsa chiesa di S. Giorgio, attestata dalle fonti. Sia all’interno della cappella, che all’esterno, si estendeva un cimitero, di cui sono state individuate finora ben 52 tombe ed ossari, rappresentando molti più individui, dal momento che ogni tomba era utilizzata per più inumazioni. Finora, 44 scheletri sono stati recuperati, sui quali è in corso l’analisi antropologica da parte del Dr. Trevor Anderson (Canterbury Archaeological Trust). Le tombe hanno restituito oggetti di abbigliamento (orecchini, collane, fibbie, oggetti relativi a decorazioni di cinture, ed anche un anello matrimoniale in bronzo). Tutte le sepolture poste lungo i muri esterni della cappella sono tombe di bambini.

Strutture agricole e domestiche

A parte la cappella e relativo cimitero, sono emersi resti di due strutture con fondazioni a secco e probabili alzati in terra, ed altri elementi la cui definizione è ancora in corso. Questi edifici, di modeste dimensioni, erano ricoperti con tetti di embrici.

3. L’abbandono del casale

Si devono alle fonti storiche basso medioevali e rinascimentali i primi dati riguardanti il casale medievale, ormai sulla via dell’abbandono. L’esistenza di ben quattro chiese, compresa l’attuale "S. Lorenzo", ed una ‘villa’ baronale agli inizi del ‘500 lasciano intendere che l’insediamento ricoprisse una certa importanza durante il Medioevo. Se le fonti continuano a parlare dell’insediamento sino a XVI, risultando poi "loca habitatoribus et Curatis vacantia" dell’archidiocesi idruntina nel 1537-40, possiamo ipotizzare spostamenti della popolazione interni all’area di pertinenza al villaggio, ed un processo di trasformazione, che si renderà concreto con l’edificazione dell’attuale Masseria Apigliani Piccolo, in un momento ancora da stabilirsi.


Link da visitare:
Apigliano: prima campagna di scavo 1997
Calendario della Grecìa salentina 1998 - il Griko


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